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LA SEICENTO CON LE PORTE CONTROVENTO

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Blog: "L'Italia che mi piace ricordare".   Mio padre la comprò di seconda mano più o meno nel 1960/1961, quando frequentavo le elementari. Nella testa dei miei genitori doveva servire ad andare a lavorare oppure a fare la spesa? Assolutamente no. Serviva per spostarsi alla domenica dalla grande città ad una rottamatissima cascina di campagna. Il muso e la forma della macchinetta mi furono subito simpatici, tanto che diventata adulta ho per decenni utilizzato la micra bianca, che assomigliava alla seicento di mio padre. La simpatia si manifestò subito, quando "battezzai" la seicento con il nome di Cesarina . Subito diventò "Cesarina" anche per i miei e più nessuno la chiamò "la macchina": "Dove hai posteggiato Cesarina?", "Vai a prendere Cesarina?", "Cesarina si è guastata", ecc.  Io avevo problemi gravi di salute e camminare a piedi era per me molto faticoso; salivo volentieri a bordo di Cesarina. ...

IL MACINA CARNE

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Blog: "L'Italia che mi piace ricordare"   Eccolo, il famoso "macina carne": di metallo grigio, forse ghisa, si bloccava al tavolo della cucina con una morsa. Aveva dei dischetti da inserire davanti, con buchi di differente grandezza: più grandi alla prima macinata, più piccoli al secondo o terzo passaggio. La manovella con l'impugnatura di legno faceva girare un lungo perno ad elica, che prendeva la carne dall'apertura ad imbuto, la schiacciava nelle pareti dell'attrezzo e la spingeva con forza attraverso i buchi dei dischetti tritandola. Ovviamente la carne andava inserita a piccoli pezzi nell'apertura superiore. Girare la manovella era faticosissimo ... roba da Rambo ... Mia madre tritava carne cotta o cruda due o tre volte alla settimana. Ora vi domanderete: "Ma le vostre mamme, non potevano far tritare la carne dal macellaio?" Certamente si. Quando ero piccola (negli anni 50) i macellai tritavano la carne a coltello, la...

I GUANTI

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Blog "L'Italia che mi piace ricordare"                                    Quando ero bambina, a Torino, ma sicuramente in molte altre grandi città d'Europa, portare i guanti non era una necessità dettata dal clima, ma un simbolo di eleganza IRRINUNCIABILE. Mai le nostre madri ed i nostri padri (sono nata nel 1954) ed i nostri nonni sarebbero usciti di casa senza guanti. Il guanto era un accessorio indispensabile per un abito bello; solo l'abbigliamento da lavoro esonerava dall'uso dei guanti. Non era legato alla classe sociale di appartenenza: nelle grandi città, anche le operaie e gli operai, quando uscivano dalla fabbrica, si cambiavano ed indossavano una abito "buono" con cappello e guanti. Certo, i guanti erano influenzati dal clima: d'inverno erano di lana fatti ai ferri oppure di stoffa calda. Nelle mezze stag...

... E PRIMA DEI TELEFONI A GETTONE ? ...

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Blog: "L'Italia che mi piace ricordare" I telefoni a gettone si sono diffusi quando frequentavo le medie ( anni '60). Prima esistevano soltanto i famosissimi telefoni a muro ; a casa mia c'era quello che vedete nella foto. Ricordo ancora il numero di telefono ... 791236. "E il prefisso?" vi chiederete. Non lo avevano ancora inventato ragazzi, ci pensate? Noi potevamo comunicare direttamente con un altro telefono della stessa città o dello stesso distretto telefonico. Per comunicare fuori dal territorio usavamo fare una interurbana che costava cara . Occorreva prenotarla tramite centralino: alla "signorina" del centralino, dovevi dire il tuo nome, il tuo numero e la città da cui chiamavi; poi dovevi dirle il nome, il numero e la città di chi volevi chiamare; dovevi anche dire l'ora a cui volevi chiamare. Poi il centralino ti chiamava all'ore giusta e ti metteva in comunicazione con la persona desiderata. Molti allora non...

I GETTONI DEL TELEFONO

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Blog "L'Italia che mi piace ricordare" Quando frequentavo le medie (anni '60) comparvero i primi gettoni telefonici: tipo monete di metallo dorato, con scanalature varie. Comparvero anche i primi telefoni a gettone e le prime cabine telefoniche. Un gettone consentiva di parlare un paio di minuti, giusto il tempo per dire il necessario: chiedere informazioni, dare informazioni, tranquillizzare i genitori, prendere appuntamento con un'amica, ecc.. Si infilava il gettone della fessura posta sopra al telefono, si componeva il numero e si parlava; un fischio ed una voce registrata avvisavano quando i minuti a disposizione erano terminati e se non disponevi di un altro gettone, la conversazione si chiudeva. Se telefonavi in città il gettone aveva durata piena, se telefonavi fuori città i gettoni filavano via veloci come la luce. Le mamme erano contente che ci fossero in giro telefoni a gettone, per noi ragazzini era un po' un incubo: dovevi avvisare ...